lunedì 9 febbraio 2009

Foibe: la storia negata











Domani alla Facoltà di Economia si
terrà una mostra fotografica e la proiezione di audiovisivi per ricordare le vittime e gli esuli istriano-dalmati.








Martedì 10 febbraio, Facoltà di Economia a partire dalle ore 10.00.






48 le foibe note ad oggi
17.000 le vittime delle foibe
350.000 gli italiani costretti all'esodo dall'istria, fiume e dalmazia

Foiba
Il termine "foiba" è una corruzione dialettale del latino "fovea", che significa "fossa", le foibe, infatti, sono voragini rocciose, a forma di imbuto rovesciato, create dall'erosione di corsi d'acqua; possono raggiungere i 200 metri di profondità. In Istria sono state registratre più di 1700 foibe.

Causa di morte
1- Proiettili d'arma da fuoco, di solito sparati al cranio
2- precipitazioni dall'alto con gli effetti che ne derivano: fratture multiple, commozione, shock traumatico grave, embolia, etc.
3- trauma da corpo contundente (bastone, calcio di fucile, bottiglie, etc.) o acuminato con conseguenti fratture;
4- questi diversi momenti variamente combinati, isa come cause sovrapposte, sia come concorretni

L'effetto, cioè la morte, non deve essere stato necessariamente immediato: è ammissibile anche che, nonostante ferite e traumi, la morte sia avvenuta a distanza di tempo o per sete o per fame...

NON VOGLIAMO RISCRIVERE LA STORIA, SOLO FARLA CONOSCERE. TUTTA.

venerdì 6 febbraio 2009

lunedì 19 gennaio 2009




« Poiché i nostri popoli sono sull'orlo della disperazione e della rassegnazione, abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo. Il nostro gruppo è costituito da volontari, pronti a bruciarsi per la nostra causa. Poiché ho avuto l'onore di estrarre il numero 1, è mio diritto scrivere la prima lettera ed essere la prima torcia umana. Noi esigiamo l'abolizione della censura e la proibizione di Zpravy[3]. Se le nostre richieste non saranno esaudite entro cinque giorni, il 21 gennaio 1969, e se il nostro popolo non darà un sostegno sufficiente a quelle richieste, con uno sciopero generale e illimitato, una nuova torcia s'infiammerà »

venerdì 16 gennaio 2009

Le fate danzano intorno a Jan


Il 16 gennaio 1969, Jan Palach, giovane studente di filosofia dell’università di Praga, si immolò, dandosi fuoco con un accendino, nella centralissima Piazza Venceslao, nel cuore della capitale cecoslovacca, sacrificando la sua giovane vita contro la brutalità perpetrata dalle truppe sovietiche, e del Patto di Varsavia, che spazzarono via quella breve, ma intensa, stagione riformista che attraversava la Cecoslovacchia in quel periodo, la “Primavera di Praga”.
Riportò ustioni gravissime, ma, ciò nonostante, rimase lucido durante i tre giorni di agonia. Ai medici, confidò di aver preso come modello i buddisti del Vietnam.
Al suo funerale, il 25 gennaio, parteciparono circa 600 mila persone, provenienti da tutto il Paese.

Tra i suoi appunti, e articoli, furono ritrovate queste parole, diventate poi una sorta di testamento ideologico : « Poiché i nostri popoli sono sull'orlo della disperazione e della rassegnazione, abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo. Il nostro gruppo è costituito da volontari, pronti a bruciarsi per la nostra causa. Poiché ho avuto l'onore di estrarre il numero 1, è mio diritto scrivere la prima lettera ed essere la prima torcia umana. Noi esigiamo l'abolizione della censura e la proibizione di Zpravy ["Zpravy” vuol dire "Notiziario" - il giornale delle forze d'occupazione sovietiche]. Se le nostre richieste non saranno esaudite entro cinque giorni, il 21 Gennaio 1969, e se il nostro popolo non darà un sostegno sufficiente a quelle richieste, con uno sciopero generale e illimitato, una nuova torcia s'infiammerà ».

Ed in effetti, altri 7 ragazzi dopo di lui, tra cui l’amico Jan Zajíc, seguirono il suo gesto e si tolsero la vita. Grazie a quel suo gesto estremo, è considerato un eroe e un martire dagli anticomunisti. Persino la Chiesa Cattolica lo difese, arrivando a dire che ”in certi casi, un suicida non scende all’inferno”.
Quest’anno ricorre il quarantesimo anniversario dalla scomparsa di Jan, ma nei nostri cuori non passa il ricordo del suo gesto, il rispetto nei confronti di chi ha tenuto fede ai suoi principi ed ai suoi valori fino all’estremo sacrificio.ONORE A JAN PALACH, MARTIRE EUROPEO CADUTO PER LA LIBERTA’.

mercoledì 7 gennaio 2009

07/01/78 - 07/01/09 Noi non dimentichiamo...

"E' una piazza piena di sogni, un'armata di cari amici, mille anime di caduti,
ma nel ricordo non li hanno uccisi!
Sono i giovani di Acca Larentia, e i ragazzi in camicia nera...
E ora sono qui, son sempre qui, son tornati a marciare ancora..."


ONORE AI CAMERATI CADUTI!

mercoledì 31 dicembre 2008

Un augurio...

Il 2008 conta ormai le sue ultime ore, voltando pagine belle e brutte, aprendo le porte a nuovi sogni e scongiurando tragedie di borsa.
Anno che ha visto Fidel Castro annunciare il suo ritiro; anno in cui la Cina ha tentato di coprire con il capitale drammi umani, uscendo però nuda dalla mattanza mediatica; anno in cui i Tibetani hanno riscoperto il Tibet; anno in cui l'Italia si è risvegliata bipolare; anno dell'agonia delle sinistre e delle sinistre da reality;  anno di crisi finaziare, di scatoloni, mutui, grafici... ; anno in cui l'America ha creduto in un sogno; anno di un Berlusconi casual, vincente anche senza cravatta.
Sono tante le immagini per descrivere il 2008, ma ce n'è una che porterò sempre nel cuore: il sorriso paffuto, buono e simpatico di Giuseppe. Certe cose non si dimenticano, specialmente quando diventano un simbolo, simbolo che ci ricorda che credere in qualcosa, impegnarsi in qualcosa paga.
Penso di non parlare solamente a nome mio ma a nome di tutti quelli che hanno sacrificato una parte di se per permettere a quel sorriso paffuto di illuminare l'anno della crisi e farlo diventare l'anno della vittoria alla Sapienza.
Vi auguro per l'anno che verrà di provare le stesse soddisfazioni, gli stessi sorrisi che ho provato in quest'anno, vi auguro di trovare la forza per raggiungere ogni risultato e credetemi, se suderete nel raggiungerlo, sarà una soddisfazione ancor più grande.

Ad Maiora

domenica 14 dicembre 2008

mercoledì 3 dicembre 2008

Il domani è già iniziato

Il futuro, per un ragazzo degli anni '80, è qualcosa di molto vicino ad una vitamina. Un antidoto. Il futuro viene spesso richiamato come un'immagine salvifica, ed effettivamente in parte riesce ad alleviare le pene di un presente che non soddisfa mai abbastanza e ad alimentare la speranza di una Italia nuova. Troppi i punti interrogativi, dal precariato/flessibilità alla deriva valoriale, dalla gerontocrazia agli albi professionali.

Il futuro nell'immaginario collettivo fa rima con università. Un passaggio, forse fondamentale, per rispondere completamente alle curiosità di chi si affaccia alla vita adulta, contemporaneamente un ascensore sociale che negli anni, pur perdendo parte della sua forza, mantiene intatto il suo fascino.

Eppure l'egemonia di una parte politica, i privilegi degli ex sessantottini e una politica clientelare, quando non parentale, hanno costituito e tuttora rappresentano un serio pericolo per quella che dovrebbe essere una delle poche garanzie di una nazione. Agli altri, ai non allineati, agli amanti del dubbio, ai figli ribelli rimaneva quella guerra intra mentis che fortifica, matura, ma giorno per giorno isola.

Le elezioni 2008 de La Sapienza si caricano sulle spalle questi significati e aprono le porte alla nascita di un progetto: "il modello Sapienza". La vittoria eclatante di Azione Universitaria è la naturale risposta ad un principio assoluto, che negli anni ha illuminato e guidato i nostri sacrifici. Quante volte ci siamo detti che il lavoro sul campo avrebbe pagato, quante volte le rinunce avevano come naturale obiettivo queste elezioni, quante volte non ci siamo abbandonati ai facili sollazzi? Ad oggi possiamo sostenere senza indugi che la volontà guida le menti, che l'andare da soli, sebbene fosse un rischio, ha reso ancora più dolce il risultato ottenuto.

Negli anni gli universitari hanno annusato i nostri banchetti, li hanno visti, osservati, hanno ascoltato ciò che proponevamo, qualcuno ha sorriso, altri hanno storto il naso: di certo negli anni ci siamo guadagnati il loro rispetto. E se qualcuno, vedendoci nell'atrio della sua facoltà, si è fatto qualche domanda, bhè a quel qualcuno sono state date risposte. Abbiamo fatto comprendere che non siamo la generazione di "Amici", che siamo lungimiranti e crediamo in un Italia diversa, che vogliamo l'Europa dei popoli, che l'università non funziona senza gli studenti, senza didattica o con le aule okkupate. Abbiamo semplicemente spiegato loro che ci stavamo andando a prendere il futuro.

La coerenza non ha mai fatto difetto. I messaggi e i volantini sempre ragionati. I manifesti goliardici. I caffè tanti. Le chiacchiere a zero. E se arrivavano telefonate minatorie: la risposta nasceva dalla sicurezza e dal convincimento di ciò che si andava a fare. Mai un compromesso oltre l'auspicato quieto vivere, mai un compromesso per vincere queste elezioni. Fedeli a quella frase di Indro Montanelli che qualche tempo fa campeggiava su ArcadiaRoma: "L'unico consiglio che mi sento di dare – e che regolarmente do – ai giovani è questo: combattete per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Ma solo una potrete vincerne. Quella che s'ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio".

Abbiamo vinto contro tutto e contro tutti un cda e un senato accademico che fino a qualche tempo fa lasciavano pensare all'impresa. Abbiamo raccolto la fiducia e il gradimento di circa 800 studenti. Altri 250 hanno ritenuto opportuno indicare, così come secondo i regolamenti italiani, esclusivamente il nome. Semplicemente con un ideale a riscaldare il cuore e con un progetto. Rendere La Sapienza un'università migliore.

giovedì 6 novembre 2008