Il fine ultimo di un ricordo? Indubbiamente, per semplice attribuzione semantica, è quello di richiamare alla memoria le orme di un passato che non si può dimenticare perché fondamento del nostro oggi. E' per questo motivo che, ancora, a distanza di 28 anni, il 9 Febbraio il nostro pensiero è volto ad un giovane che attraverso la sua tragica fine ha lasciato nella nostra storia un segno indelebile...il suo nome: Paolo Di Nella.martedì 8 febbraio 2011
"In Memoria di Paolo Di Nella: il ricordo di un passato che VIVE!"
Il fine ultimo di un ricordo? Indubbiamente, per semplice attribuzione semantica, è quello di richiamare alla memoria le orme di un passato che non si può dimenticare perché fondamento del nostro oggi. E' per questo motivo che, ancora, a distanza di 28 anni, il 9 Febbraio il nostro pensiero è volto ad un giovane che attraverso la sua tragica fine ha lasciato nella nostra storia un segno indelebile...il suo nome: Paolo Di Nella.giovedì 20 gennaio 2011
Quanti fiori sul selciato, quante lacrime avete versato
« Poiché i nostri popoli sono sull'orlo della disperazione e della rassegnazione, abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo. Il nostro gruppo è costituito da volontari, pronti a bruciarsi per la nostra causa. Poiché ho avuto l'onore di estrarre il numero 1, è mio diritto scrivere la prima lettera ed essere la prima torcia umana. Noi esigiamo l'abolizione della censura e la proibizione di Zpravy. Se le nostre richieste non saranno esaudite entro cinque giorni, il 21 gennaio 1969, e se il nostro popolo non darà un sostegno sufficiente a quelle richieste, con uno sciopero generale e illimitato, una nuova torcia s'infiammerà ».
Alla memoria di Jan Palach, martire europeo.
venerdì 7 gennaio 2011
Una sera di Gennaio resta fissa nei pensieri
mercoledì 22 dicembre 2010
Università: Azione Universitaria: Senza sfasciare vetrine, alla Sapienza più potere decisionale e trasparenza per gli studenti
Università: Azione Universitaria: Senza sfasciare vetrine, alla Sapienza più potere decisionale e trasparenza per gli studenti
Da oggi all'Università La Sapienza di Roma anche gli osservatori studenteschi (come i nuclei di valutazione d'Ateneo) incideranno nella distribuzione dei fondi ai singoli dipartimento, e le valutazioni dei docenti saranno pubbliche. Le proposte, approvata oggi dal Cda della Sapienza, sono una iniziativa del rappresentante degli studenti Giuseppe Romano, di Azione Universitaria.
“Per la prima volta gli studenti – hanno dichiarato il rappresentante in Cda e Liano Magro, dell'esecutivo nazionale di Azione Universitaria – hanno la possibilità di incidere nella ripartizione dei fondi, segnalando carenze strutturali o mancanze del corpo docente. Inoltre, la pubblicazione dei risultati dei test di valutazione dei docenti che di norma gli studenti danno a fine corso, rappresenta un ulteriore passo in avanti in direzione di una università finalmente meritocratica, che veda al centro dei suoi interessi gli studenti”.
venerdì 17 dicembre 2010
Scontri Roma. Giovani Pdl: “Il vandalismo e la violenza non meritano indulgenza”.

Scontri Roma. Giovani Pdl: “Il vandalismo e la violenza non meritano indulgenza”.
Il vandalismo e la violenza non meritano indulgenza”. Questo il testo di alcuni striscioni esposti nella notte nei pressi del Tribunale di Roma, e firmati dal coordinamento "Arcadia" della Giovane Italia, in seguito alla decisione dei giudici di quelle seziondi scarcerare ventidue dei manifestanti protagonisti degli scontri che hanno sconvolto il centro di Roma lo scorso 14 dicembre. “La decisione di rimettere subito in libertà alcuni dei protagonisti degli atti di vandalismo e violenza che si sono verificati martedi 14 dicembre è per noi incomprensibile” dichiarano i dirigenti del coordinamento Arcadia Andrea Colasanti e Michele Mannarella, che precisano "Nessuna presa di posizione contro la magistratura, solo una incondizionata e ferma critica verso una pronuncia che ci lascia perplessi e rammaricati".
"Questa decisione - concludono Colasanti e Mannarella - aggrava il clima insopportabile di indulgenza verso questi "bulli da ultimo banco", studenti dei collettivi e dei centri sociali che neanche questa volta sono riusciti a spendere una parola di condanne per le violenze di piazza, e che continuano ad arrogarsi il diritto di parlare a nome del corpo studentesco, che non hanno mai rappresentato e non rappresentano".
mercoledì 8 dicembre 2010
Ammainate le bandiere

Nel calcio in cui in testa alle classifiche non ci sono clubs o nazionali ma pay tv e parabole, in cui il risultato non si misura con le reti segnate ma con i milioni incassati, in uno sport dove la moviola assume la stessa forza di un sorriso per un gol, lo sciopero dei calciatori è l’ultimo grido di sopravvivenza di un gioco che pian piano ha perso i suoi contenuti ricreativi a favore di una logica aziendalista, che prescinde dal tifo così come dall’interesse dei suoi super celebrati e arcipagati dipendenti.
Quando si chiede ai calciatori di sottoscrivere un nuovo contratto collettivo che prevede, tra l’altro, la possibilità di un trasferimento ad un club dello stesso livello a parità di salario, qualora il club di appartenenza si accordi con l’altra società, a pena di una rescissione unilaterale del contratto e del pagamento di una multa che ammonta al 50% dello stipendio a carico del dipendente nababbo, sostanzialmente si informa la gentile clientela di appassionati che il calcio ha abdicato definitivamente ai suoi contorni ludici, a favore dell’interesse dei presidenti.
Persone fisiche, elette nel ruolo di guida di società che portano al fianco di un nome una storia sensibile, bagaglio di emozioni, ricordi, affetti personali. Il dipendente, di per sé un privilegiato, non tanto per il denaro che arriva a fine mese, quanto per la opportunità di ricevere un grasso salario a fronte della possibilità di infiammare i cuori e regalare emozioni, diventa una casella professionalmente stragapata e iperspecializzata.
In tutta questa strana storia, i veri sconfitti sono i tifosi, ai quali si chiede, ormai in maniera non tanto velata da più di qualche anno, di disaffezionarsi al giocatore simbolo e di sostenere senza se e senza ma gli interessi (economici) della squadra, gestititi in prima persona da presidenti sensibili alla storia, come si diceva, ma anche al portafoglio.
Pensiamo al caso Pandev-Lazio e Di Natale-Juventus. Il primo a seguito del mancato prolungamento del contratto alle condizioni esposte dal Presidente Lotito è stato fermo per mesi, prima di essere liberato dalla decisione del Collegio Arbitrale e poi approdare a costo zero all’Inter. Discorso diverso invece per Di Natale, sostanzialmente venduto dalla dirigenza dell’Udinese in estate alla Juventus, con il procuratore in viaggio per Torino, e lui che invece alla presentazione della squadra in ritiro decide di consolidare il suo legame con il Friuli e l’Udinese. Per Pandev non sarebbe stato difficile immaginare una trattativa gestita direttamente da Lotito con altre squadre al fine di non perdere il giocatore senza ricavarci nulla, Di Natale si sarebbe trovato nella scomoda posizione di dover accettare un contratto di lusso che però lo portava in una situazione lavorativa che evidentemente non lo aggradava e tradire i sogni e l’affetto che la sua gente non ha mai fatto a meno di esprimergli.
In questo calcio delle pay tv e della tessera del tifoso, qualcuno non ha ancora capito che giocatori e sostenitori sono dalla stessa parte, non vittime ma attori di un sistema governato da pochi. Cosa si direbbe se i calciatori decidessero di scioperare per opporsi alle partite delle 12.30? E d’altro canto lo sciopero non è stata la forma di contestazione più utilizzata contro la tessera voluta dal Ministro Maroni? I presidenti in questo domino stanno reclamando un’autorità senza controllo, che modificherebbe da qui a breve sostanzialmente il calcio italiano.Soprattutto in questa guerra tra ricchi, mettersi dalla parte dei presidenti, significherebbe sostenere che i diritti valgono in base al reddito che ognuno porta a casa a fine anno. Ossia la tesi per cui un datore di lavoro, peraltro più ricco di loro, possa superare un quadro sancito da contratti sottoscritti, solo perché i suoi dipendenti sono persone milionarie, e quindi spostarle in base alla convenienza del caso.
mercoledì 1 dicembre 2010
UNIVERSITA': AZIONE UNIVERSITARIA, NON FACCIAMO DERAGLIARE LA RIFORMA
(ASCA) - Roma, 30 nov - ''L'Universita' italiana non puo' piu' aspettare. Perdere quest'occasione significherebbe cristallizzare lo status quo cedendo alle pretese di quei potentati accademici, sensibili piu' alla perpetuazione dei propri privilegi che alla sostenibilita' del sistema universitario. Anni di sprechi, inefficienza e l'assenza di sistemi meritocratici atti a selezionare la classe docente hanno sclerotizzato gli istituti accademici, facendo scivolare l'universita' italiana nelle piu' anonime posizioni delle graduatorie internazionali''. E' quanto dichiarano in una nota congiunta Vitaliano Magro, dirigente esecutivo nazionale di Azione Universitaria, e Matteo Petrella, presidente di Azione Universitaria Roma.
''Particolarmente negli ultimi anni, ci siamo trovati davanti ad uno sviluppo incontrollato di nuovi atenei e facolta' che, oltre a prestare il fianco ai giochi di potere dei Baronati, hanno illuso migliaia di studenti con promesse fittizie e titoli inutili incapaci di trovare collazione nel tessuto sociale - prosegue il comunicato -. E' impensabile che un'universita', che per prima dovrebbe essere interprete del proprio tempo, possa vivere di antichi retaggi culturali che vedono la competitivita' e la valorizzazione delle eccellenze come dei nemici del principi di uguaglianza. Non ci limitiamo a dir di no, ma a proporre e scegliere. La riforma diviene quindi la soluzione non solo possibile, ma anche auspicabile. Per questo non le neghiamo il nostro sostegno, sebbene essa stessa potra' essere arricchita in futuro in alcune delle sue parti''.
martedì 30 novembre 2010
SAPIENZA, ALICATA - ROMANO (AU-PDL):«ASSURDO SOSTEGNO DOCENTI A PROTESTA; INTERVENGA FRATI»
Così in una nota congiunta il presidente di Azione Universitaria “La Sapienza”, Cristian Alicata e il rappresentante degli studenti nel CdA dell’ateneo capitolino, Giuseppe Romano.
«Il provvedimento che porta la firma del Ministro Gelmini – proseguono gli universitari di centrodestra – punta a riformare in maniera sostanziale il mondo accademico, all’insegna di un valore che noi sosteniamo da tempo: meritocrazia. Troviamo inoltre assurdo e del tutto contrario agli interessi della comunità studentesca, il sostegno offerto da molti docenti dell’ateneo alla mobilitazione di questi giorni con la sospensione della didattica sancita in molte facoltà dell’Università La Sapienza: un comportamento irresponsabile che viola il sacrosanto diritto allo studio degli iscritti all’ateneo. In questo senso, chiederemo al Magnifico Rettore Luigi Frati un intervento tempestivo, per ristabilire il normale proseguimento dell’attività didattica».
venerdì 26 novembre 2010
Sui tetti, nei bus...
Ieri Andrès è arrivato a Pisa alle 16.45. Ha 23 anni, destinazione Firenze, programma Erasmus appena sottoscritto. Sogni e aspettative a riscaldare il cuore, con la speranza di perfezionarsi nella città che ha imparato ad amare dai libri di storia dell’arte. Madrid rimarrà distante qualche ora per i prossimi sei mesi, Andrès ha scelto di vivere nella culla del Rinascimento italiano, prima di fregiarsi del titolo di architetto. E magari esercitare la sua professione in Italia.
Un architetto di Paesi che non hanno l'abilitazione professionale, come la Spagna, possono esercitare in Italia solo con la laurea, mentre un italiano deve avere superato l'esame di Stato.
Ad accoglierlo alla stazione di Pisa Centrale un manipolo di facinorosi, megafono alla mano, cartelli in bella vista, cani scorrazzanti, si mobilita per bloccare i treni. Urla, schiamazzi, cori da stadio, impediscono ad Andrès di procedere con l’acquisto del biglietto Pisa-Firenze. Il suo italiano paellato impedisce una comunicazione efficace con l’impiegato alla biglietteria. Si parte più tardi, quando le stelle saranno alte, e l’Inter e il Barcellona metteranno da parte la ribellione dei baroni.
Per James invece questa mattina appuntamento alle ore 11.30 a Valle Giulia. Solito percorso: bus 117 a San Giovanni con largo anticipo, alle 10.30, fino a piazza del Popolo. Tempo di percorrenza previsto: 15 minuti; tempo di percorrenza reale: 1h 15 minuti. L’Italia bloccata e boicottata imprigiona il Colosseo, e anche uno studente di Giurisprudenza, di origini inglesi ma da anni residente in Italia, si scontra non solo con la burocrazia delle università, ma con un Paese che si ferma in ragione di istanze politiche di parte, con le ragioni dei no sempre e comunque in virtù di un colore diverso dal proprio.
Didier ha invece vinto una borsa di studio all’Accademia di Francia di Villa Medici. Sul suo curriculum ci sono virgolettati prestigiosi, si enumerano titoli ambiti e si legge di una laurea umanistica col massimo dei voti, anzitempo rispetto all’iter previsto per la Sorbona di Parigi. Un professore di lingua e letteratura francese sulla lettera di referenza dice: “Non si deve giudicare il merito di un uomo dalle sue grandi qualità, ma dall'uso che sa farne”. E’ in Italia dallo scorso settembre, il governo francese gli ha chiesto di mettere il suo talento a disposizione della rinascita del cinema francese. Scriverà storie, narrerà di eroi moderni attanagliati dalla morsa della precarietà e dall’abbraccio infernale di facebook. Da questi scritti forse ne nasceranno dei film, sicuramente ne seguirà un esempio di fiducia nelle potenzialità rivoluzionarie dei giovani. Didier questa mattina era su via dei Fori Imperiali assorto, aspettando che la sua sensibilità si indignasse rispetto allo scempio che si stava compiendo ai danni del Colosseo. Che si indignasse di fronte alla prevaricazione dell’interesse di pochi ai danni della maggioranza, che urlasse il proprio disappunto rispetto alla protervia di una protesta arrogante nei modi quanto nel rispetto della sovranità popolare. E allora scriverà: “Un talento mediocre con una costituzione morale un po' fiacca, è il suolo che produce i più brillanti esemplari di scrittori di saggi premiati, e di epigrammi greci. Non bisognerebbe dimenticare che il più ambiguo figuro tra i nostri uomini politici moderni fu lo studente che più ebbe successo a Eton”.
giovedì 11 novembre 2010
11-11 "dormi dolce come sei.."

11 Novembre. 2007 come 2010.
Sono passati 3 anni, da quel nefasto giorno in cui un'infame pallottola sparata da 70 metri di distanza interruppe i sogni, le speranze, la vita di un ragazzo. Ragazzo, senza aggiungere necessariamente delle etichette, come si è invece soliti fare.
Gabriele era in viaggio con i suoi amici per seguire la sua squadra in trasferta a Milano, quando un colpo di pistola lo colpisce al collo. Sangue, sogni infranti, vita spezzata.
Non c'è da aggiungere molto. Le dinamiche ce le ricordiamo tutti, come anche le sentenze finora emesse nei confronti del suo carnefice. Da far impallidire di rabbia un'intera nazione.
E a distanza di tre anni, in un'Italia troppo spesso dalla memoria corta, c'è chi ancora lo ricorda, con vigore. Fieramente. Anzi, forse spesso scadendo in degenerazioni.
Come chi nel ricordarlo ne associa subito un coro, uno slogan, un atteggiamento ostile nei confronti delle "guardie". Non ne si onora certo la memoria se a "Gabbo" gli si lega un sentimento d'odio e vendetta. Non di giustizia. Di vendetta.
Gabriele invece era amore. Un ragazzo che, dopo aver lavorato tutta la notte, decide di partire per seguire la sua squadra è mosso da amore, da passione vera.
Non da odio. E' mosso da un amore strano, quale quello per una squadra di calcio, ma unico nel suo genere. Con tutte le contraddizioni, ma comunque un amore.
La sua famiglia è amore. Verso il proprio figlio. Verso le tante persone che quotidianamente lo onorano con un coro, una preghiera, un fiore, un sorriso. Verso tutti quei ragazzi mossi da senso di giustizia. Che ne testimoniano lo stesso tipo di amore.
E'nell'atteggiamento dignitoso del saper andare avanti. Attorniata da tanta gente che non li ha lasciati soli nel proprio dolore.
Perciò,non abusiamo di Gabriele. Non può diventare un pretesto per insultare le forze dell'ordine. Non può diventare la giustificazione alle proprie frustrazioni, a pensieri deviati, ad avvenimenti totalmente diversi da questo.
Associargli slogan contro le forze dell'ordine diventa fuori luogo, nonchè anche stucchevole.
E' sacrosanto chiedere a gran voce giustizia, ma anche giusto lasciar riposare in pace Gabriele senza farlo diventare come un eroe da vendicare.
Nella sua semplicità di ragazzo.
GABRIELE VIVE, E ASPETTA GIUSTIZIA!
